Un cappotto in tessuto double face si porta aperto senza pensieri. Quando il vento solleva il davanti, sotto non compare una fodera ma un’altra faccia dello stesso tessuto, a volte di un altro colore. Il capo è sfoderato eppure rifinito da ogni lato, leggero ma con una struttura piena. Dietro questa naturalezza c’è una delle costruzioni più impegnative della tessitura, e proprio da lei dipendono peso, mano e lavorazione in confezione.
Due dritti, nessun rovescio
Girate il revers di quel cappotto e troverete un secondo dritto, non un rovescio. È tutta qui la promessa del double face, e anche il vocabolario la registra così: la voce double-face del Treccani parla di due dritti al posto di un dritto e di un rovescio, con facce che possono cambiare per colore o per intreccio. Nella pratica di tessitura, tuttavia, l’espressione copre costruzioni diverse. Quando un Ufficio Stile chiede un double face, la prima domanda da fare è quale.
Un tessuto double face o un doppio tessuto
La prima strada è un solo tessuto lavorato in modo diverso sulle due facce. Si ottiene, ad esempio, con due trame: una affiora sul dritto e l’altra sul lato opposto. Il tessuto resta unico, più sottile e più economico da produrre.
La seconda strada è il doppio tessuto vero. Sul telaio si tessono contemporaneamente due tessuti sovrapposti, ciascuno con il proprio ordito e la propria trama. Le due tele restano unite da punti di legatura, cioè fili che passano di tanto in tanto da uno strato all’altro. Se i punti sono ben distribuiti, dall’esterno non si vedono. È questa la costruzione del cappotto double face di fascia alta, quello che si può lasciare sfoderato.
Nel doppio tessuto, inoltre, i due orditi spesso lavorano con tensioni diverse. In quel caso servono due subbi separati, come quelli montati su oltre metà dei telai della nostra tessitura.

Il double face apribile, pensato per la confezione
Esiste poi una variante molto apprezzata dalla confezione di pregio: il double face apribile. Qui i punti di legatura sono pensati per essere separati a mano. Il confezionista apre i due strati lungo i bordi, li ripiega verso l’interno e li cuce a filo. Il capo risulta così rifinito senza orli visibili, con due dritti puliti. Quando tessiamo un doppio tessuto apribile, la sfida è sempre la stessa: legature abbastanza fitte da tenere insieme gli strati, ma abbastanza leggere da lasciarli separare.
La prova del bordo sfilacciato
Sul tavolo, un doppio tessuto e un tessuto a doppia faccia si somigliano molto. Per distinguerli basta prendere il campione e sfilare qualche filo lungo il bordo tagliato: se gli strati sono due, si separano sotto le dita e mostrano ciascuno il proprio intreccio. È il primo gesto che facciamo quando analizziamo un campione, perché dall’alto la struttura non si legge.
Poi piegate il campione più volte, nei due sensi. Le facce devono restare ferme l’una sull’altra, senza scorrere. Alla luce radente, invece, si cercano i punti di legatura: non devono affiorare né disegnare piccole righe sul dritto. Resta da pesare il tessuto, pensando al capo: un double face pesante veste un cappotto, uno leggero una giacca destrutturata. Sono dati che una buona scheda tecnica tessile deve riportare con chiarezza.
Colori netti sulle due facce: il tinto in filo
Nel tessuto double face a due colori, ogni faccia ha il proprio filato. Il colore, quindi, si decide prima del telaio, filo per filo: il tinto in filo permette due facce nette, ognuna col suo colore. Quando invece entrambe le facce sono dello stesso colore, conta soprattutto la mano. Lana, cachemire e mischie con seta danno risultati molto diversi, sia al tatto sia nel drappeggio. Ne abbiamo parlato a proposito del tessuto per il cappotto di lusso.
Ogni stagione, a Milano Unica, il salone italiano dei tessuti per l’abbigliamento, le tessiture presentano le proprie collezioni per il capospalla, double face compresi. La differenza, però, la fanno i dettagli di costruzione. Nel capo finito contano poi bottoni e cuciture interne, come raccontiamo nell’articolo sui dettagli che fanno la differenza.
Più tempo in macchina, più cura al taglio
Un doppio tessuto richiede più lavoro già prima della tessitura. Gli orditi sono due, spesso con filati e colori diversi, e il rimettaggio nei licci è più complesso. Anche la messa in macchina e le prove di avviamento durano di più. Il double face ha perciò costi fissi più alti di un tessuto semplice, che pesano soprattutto sulle piccole serie: il meccanismo è quello che spieghiamo nei minimi d’ordine.
In confezione, invece, il tessuto chiede attenzione al taglio e allo stiro. I due strati si tagliano insieme e senza tensioni, altrimenti scorrono fra loro. Anche il vapore si dosa con cura, perché uno stiro troppo pesante schiaccia la struttura e appiattisce la mano. Conviene quindi provare un capo campione prima della produzione.
Descriveteci il capospalla che state disegnando e le due facce che immaginate: da lì scegliamo insieme costruzione, legature e colori.
Domande frequenti sul tessuto double face
Che differenza c’è tra tessuto double face e doppio tessuto?
Il doppio tessuto è una delle costruzioni del double face: due tele sovrapposte tessute insieme e unite da punti di legatura. Un double face può però nascere anche da un solo tessuto con due trame che affiorano sulle due facce.
Cosa vuol dire double face apribile?
Significa che i due strati si possono separare a mano lungo i bordi. Il confezionista li apre, li ripiega verso l’interno e li cuce a filo, così il capo resta rifinito senza orli visibili.
Come si riconosce un tessuto double face?
Dal bordo sfilacciato: sfilando qualche filo si vede se gli strati sono due o se il tessuto è unico. Guardandolo dall’alto, invece, le due costruzioni si confondono facilmente.
Per quali capi si usa questo tessuto?
Soprattutto per cappotti sfoderati, giacche reversibili e capispalla leggeri ma strutturati, dove entrambe le facce restano in vista.
ROSA TESSILE
Rosa Tessile Como, Fondata nel 1983 dai fratelli Rosa, Giuliano e Franco, ha mosso i suoi primi passi come una piccola realtà artigianale, con i suoi quattro telai presi in prestito.
Eppure, ciò che mancava in risorse era più che compensato dalla visione audace e della dedizione instancabile dei soci fondatori.
Anno dopo anno Rosa Tessile ha saputo trasformarsi, crescendo con tenacia e puntando sulla qualità, un’ orditura perfetta, sull’innovazione e sulla sostenibilità, fino a diventare un punto di riferimento nei mondo dei tessuti di seta e dei tessuti di alta moda “Made in Italy”.




